Che voglio fare da grande? Il lavoratore
Quando si finiscono le superiori arriva un dei momenti cruciali della vita di ognuno di noi. Arriva il momento del grande salto. Ci si trova davanti alla scelta di continuare gli studi o di proseguire nel mondo del lavoro.Nel mio piccolo paesino meridionale, se scegli di immetterti nel mondo del lavoro lo fai principalmente per tre motivi.
Vado a mettere una firma
Sicuramente in cima alla lista, c'è l'amatissima carriera militare. E' già. Il tipico genitore o parente di questi piccoli paesini, stanne certo che propenderà per consigliarti questa strada. "E' uno stipendio sicuro" ti diranno. "Una volta che entri se non fai cazzate, stai bene per tutta la vita". Credetemi è un comportamento diffusissimo. Pensano che la carriera militare sia un lavoro che ti mette in una botte, protetto per tutta la vita. E cercano in tutti i modi di farti entrare in questi giri: raccomandazioni, soldi, spintarelle, non importa. L'importante è entrare. Non importa se poi concedi i tuoi anni migliori a ufficiali folli che hanno come solo obbiettivo farti diventare un vegetale. Il classico lavaggio del cervello. Fateci caso se avete uno o più amici che sono in polizia,esercito,marina,finanza ed altre. Fateci caso al cambiamento di ognuno di loro. Un giorno partono e quando li vedi dopo un anno, già si inizia ad intravedere un cambiamento. Adesso camminano fieri. La divisa si fa sentire. Si sentono tutti importanti, potenti.Parlano tra di loro di tutti gli aspetti della grande carriera che gli aspetta. Partono ragazzi e tornano uomini, cosi si diceva. Io direi che più che altro tornano schiavi. Barattano un esistenza sicura, che poi io non scorgo tutta questa sicurezza lavorativa o grande retribuzione, con tutto quello in cui credono. Ho visto ragazzi partire con degli ideali, con la voglia di vivere, ed ho visto tornare fantasmi. Piccoli fantasmi che vagano. Mi basta guardargli negli occhi e riconoscere in loro il vuoto. Piccoli automi che sanno andare da qui a li, senza chiedersi il perché, senza chiedersi se sia giusto. Prendono in mano un arma come fosse un cacciavite. Ne parlano come fosse la loro compagna. Parlano di interventi, missioni, si bullano di aver sparato per davvero in talune circostanze. O addirittura si bullano di aver ucciso in qualche circostanza. Anche solo un cane o un gatto, per provare il loro cacciavite. Si glorificano di non pagare quando escono in divisa, di essere rispettati e riconosciuti. Di essere qualcuno. Se poi quel qualcuno non è esattamente la giusta o naturale evoluzione della propria persona non importa. SONO QUALCUNO. E poi vuoi mettere il fascino della divisa?
L'azienda di papà.
Al secondo posto di questa speciale classifica, c'è l'ambitissimo posto di papà. Già da quando fai le scuole medie, se i tuoi genitori, ma potrebbero essere anche i nonni o gli zii, hanno un attività, stanne certo che cercheranno di farti continuare la suddetta, senza che tu ti renda conto, anche perché non hai il tempo, se questa è la tua strada o no. I casi sono svariati e molteplici, dalle pizzerie alle medie industrie. Anche se non c'è il bisogno reale, sarai fin da piccolo legato a tale attività. Alcune volte può anche succedere che ti facciano prima studiare, ad esempio economia, per portare avanti l'azienda familiare. Alcuni pensano che sia un atto dovuto e naturale, io non ne sono cosi sicuro. Quante attività ho visto fallire, o essere svendute, perché dopo un tot di anni, chi subentra si accorge che quella vita non la riesce proprio a fare. Che l'eredità lavorativa non è altro che un pesante macigno nella ricerca della propria strada. Finisce nella maggior parte dei casi che ti ritrovi a fare un lavoro che odi, ma che sei, per una serie di cause, costretto a portare avanti. E' talmente brutto che ho visto persone perdere la voglia di vivere, perchè ogni giorno fanno qualcosa che non è congruente alla persona che la compie.
Studiare è un emerita cazzata.
Per finire questo piccolo excursus, arriviamo alla motivazione che preferisco. La più interessante sicuramente. Quando sento dire che "il lavoro nobilita l'uomo", o che "studiare non serve a niente" perché "entri troppo tardi nel mondo del lavoro" oppure "perché oggi neanche i laureati trovano lavoro, perdi solo anni", mi viene un orticaria celebrale che solo un edizione del tg4 può calmarmi. Ci hanno fatto credere, subito dopo la prima guerra mondiale, che lavorare è lo scopo primario che dobbiamo perseguire. Perché lavorare ti rende libero. Perché lavorando capisci veramente cosa è la vita e come si suda il pezzo di pane che mangi. Perché l'uomo è nato per lavorare. Perché bisogna vivere per lavorare. Il tuo lavoro ti permette di accedere ai beni più importanti. Non devi accontentarti di quattro mura e un buon pasto. Devi lavorare di più o cambiare lavoro per permetterti tutto quello che ti serve. Quello che ti è NECESSARIO. Come la casa più bella del vicino, il suv più grande del vicino. L'ultimo modello di PC, l'ultimo i-phone, l'ultimo lettore musicale. La barca in porto, le case al mare, i viaggi nei posti più in, magari quelli dove vanno i vip e potrei continuare per ore. La mentalità ricorrente, nei paesini dove io sono nato, è in parte questa. Studiare serve solo se dopo quello che fai, ti permetta di lavorare. Cioè il famoso "pezzo di carta". D'altronde capisco queste persone. Venivano dalla miseria e sono state plagiate per essere schiavi. Ma noi, possiamo capire che tutto questo è sbagliato. Perché noi siamo la prima generazione nella storia degli ultimi duecento anni, che guadagnerà mediamente di meno di quella precedente. Siamo il modello estremo di schiavi, il modello più recente, più tecnologico: i precari. Il futuro è vivere alla giornata. Il futuro è obbedire, produrre, crepare. Senza creare neanche troppo disturbo.
Il mio invito a tutti quelli che si accingono alla maturità non è certo quello di continuare a studiare per forza. O di non andare nelle forze armate o mille altre cose che ho detto sopra. Il mio consiglio è INFORMARSI, PENSARE, PRODURRE OPINIONI.
Si va bene, siamo degli schiavi. Ma se iniziamo anche a ragionare e comportarci da schiavi, siamo già morti in partenza.
